Silvia Magnaldi - Specialista in Radiologia - Blog di Medicina, Attualità e Sport

Il Dottor Marsilio Saccavini è un mio ex-compagno di corso, bravissimo, come si evince dal CV inserito più sotto. Ritenendo gli argomenti di cui si occupa di estrema attualità, gli ho chiesto di sintetizzarmi un percorso riabilitativo per i Pazienti allettati per COVID-19.

Di seguito pubblico lo scritto che mi ha inviato.

La rassegna dei seguenti 10 punti ha lo scopo di aiutare, in autonomia o con l’aiuto di un famigliare, chi desidera affrontare la fase di post-allettamento successiva alla permanenza nelle strutture ospedaliere per infezione COVID-19 ed al relativo trattamento, spesso salvavita e di particolare impatto sul piano fisico e psicologico.

E’ una descrizione generica; le tempistiche di raggiungimento dei vari punti sono collegate alle caratteristiche cliniche di partenza e quindi variabili da persona a persona.

Sarebbe ideale che le successive manovre fossero gestite da personale riabilitativo specificatamente preparato, ma nel contesto attuale non sempre tutto ciò risulta fattibile.

Di base il sistema respiratorio è paragonabile ad una ruota dentata che lavora contemporaneamente ed assieme ad una seconda ruota dentata ovvero il sistema cardio-circolatorio a sua volta collegato ad una terza ruota dentata rappresentata dall’apparato muscolare.

Lavorare su uno di questi singoli elementi significa agire contemporaneamente anche sugli altri due.

Andando per ordine:

  1. Recupero della capacità di mantenimento delle posizioni

Si tratta di ritornare a mantenere correttamente la posizione eretta. Sembra banale, ma la permanenza prolungata a letto e il processo infiammatorio della malattia determinano la perdita del controllo del movimento fine e la riduzione delle masse muscolari.

Si tratta quindi di riposizionarsi dapprima semiseduti a letto e quindi, con aiuto se necessario, passare alla posizione seduta su di una sedia posta in prossimità del letto. La durata di queste posizioni è regolata dal livello di “tolleranza” allo sforzo. La fatica può emergere sotto forma di tachicardia, sudorazione e senso di instabilità. A questo punto è bene coricarsi ed aspettare di recuperare la condizione di partenza.

E’ un’azione da compiere più volte al giorno, fino a lunga tolleranza ed in assenza di segni d’allarme.

  1. Al raggiungimento di una corretta posizione seduta con tronco eretto, si possono iniziare esercizi specifici di ventilazione. L’azione deve essere lenta e consapevole, si inspira dapprima espandendo l’addome per proseguire con il torace e di seguito con gli apici polmonari.

L’espirazione, sempre lenta e controllata, segue il verso opposto, dagli apici al torace ed all’addome. Se non compaiono manifestazioni collaterali, gli esercizi di respirazione possono essere svolti, anche in questo caso, fino fatica fisica ma anche psicologica.

E’ fondamentale il controllo lento e consapevole del respiro.

  1. Il raggiungimento della verticalità

Superata la fase di tolleranza alla posizione seduta, con aiuto ci si verticalizza. All’inizio il corpo tenderà a proiettarsi all’indietro, è un riflesso tipico dei lunghi allettamenti; anche in questo caso ci si adatta nelle giornate.

La capacità umana di mantenere la verticalità è collegata ad una serie di riflessi neurologici che gestiscono vari punti di equilibrio meccanico ed alla presenza di masse muscolari di sostegno. Si può mantenere la posizione eretta e camminare anche in presenza di una marcatissima perdita di massa muscolare.

Così come per la posizione seduta, l’azione è collegata alla tolleranza ed ai segni di fatica subentranti; se compaiono sudorazione o vertigine non è particolarmente utile insistere. Meglio stendersi e provare l’esercizio più volte al giorno.

Quando si raggiunge un buon livello di controllo della posizione, anche con aiuto di una persona o di un appoggio, si iniziano gli esercizi respiratori, con le stesse caratteristiche viste nella posizione seduta.

  1. Il cammino

Quando il sistema cardio-ventilatorio tollera lo sforzo da eretti, prima di produrre il passo conviene iniziare con esercizi di articolarità delle articolazioni degli arti inferiori: caviglia, ginocchio, anca.

Si tratta di portare queste articolazioni al punto massimo articolare in flessione ed estensione. Si reclutarono in questo modo le masse muscolari degli arti inferiori e si migliora l’assetto meccanico articolare.

  1. Il cammino con aiuti

Per ridurre il rischio caduta, incrementare la durata del passo e ridurre la fatica respiratoria è utile percorrere le prime fasi del recupero del passo con una persona vicina e con l’aiuto di un bastone o di girello. L’obiettivo rimane il cammino in autonomia e sicurezza, anche se supportato da ausili. La tolleranza allo sforzo guida la durata dell’esercizio.

  1. Il cammino senza aiuti

E’ la fase decisiva per il raggiungimento dell’autonomia. Gli ausili e l’aiuto si rimuovono, con la comparsa di una discreta stabilità, di una valida tolleranza allo sforzo, nel riuscire a compiere questa azione più volte nella giornata.

  1. Il cammino all’esterno

E’ importante in particolare per incrementare la resistenza (endurance). Ci si pone come obiettivo giornaliero un percorso di minima, da migliorare ogni due/tre giorni, dapprima con l’utilizzo di ausili, se necessario, quindi senza.

  1. Migliorare il livello di autonomia personale

E’ il traguardo. Si basa sul vestirsi e svestirsi, lavarsi, mangiare, curare la propria persona e gli altri, esercitare la mobilità.

  1. Reinserimento in ambito lavorativo

A questo punto si parla di ottimizzazione. Cercate un medico riabilitatore con cui confrontarvi. I problemi residui vanno affrontati e predisposto un piano di lavoro specifico.

  1. Se nel corso di questo vostro training, troverete difficoltà significative non indugiate a chiedere una visita specialistica. Inoltre, i training di recupero non sono mai indolori, il dolore va sempre gestito, è importante.

Buon Lavoro!

Marsilio Saccavini, MD,
Specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,
PhD in Advanced Technology in Rehabilitation Medicine

CV sintetico

  • Attualmente Direttore della Nova Salus SRL Gorizia
  • In precedenza
  • Direttore del Dipartimento di Riabilitazione Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 2 “Bassa Friulana-Isontina”
  • Direttore UOC Spinale – Centro Hub per le lesioni midollari traumatiche e non traumatiche della Regione Emilia-Romagna, Imola
  • Direttore UOC di Riabilitazione, Ospedale Ca’ Foncello, Treviso
  • Direttore UOC di Riabilitazione, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma
  • Direttore del Dipartimento ad Attività Integrata Geriatrico-Riabilitativo, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma
  • Incarichi accademici presso le Università’ degli Studi di Udine, Parma e Roma Tor Vergata


GRAZIE, MARSILIO

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