Silvia Magnaldi - Specialista in Radiologia - Blog di Medicina, Attualità e Sport

L’endometriosi è più frequente di quanto si pensi, interessando circa il 10% delle donne in età fertile, ed è una malattia invalidante e con rilevante impatto psicologico e sociale, rientrando tra le cause di ipofertilità/sterilità, di assenze da scuola e lavoro e perfino di disoccupazione.

Pur avendo in genere ed inizialmente un andamento clinico ciclico (legato ai cicli mestruali), l’endometriosi è responsabile di una sintomatologia variabile e non sempre corrispondente all’estensione del quadro radiologico, per cui è spesso misconosciuta: il ritardo medio con cui viene diagnosticata è di circa 8 anni, periodo in cui le Pazienti consultano numerosi Specialisti diversi senza risultato.

La diagnostica per immagini dell’endometriosi non è sempre facile, richiede esperienza e conoscenze tecniche (è dunque fortemente operatore-dipendente) e si basa sull’ecografia transvaginale e sulla Risonanza Magnetica (RM). A quest’ultima tecnica saranno dedicate le prossime presentazioni della sezione radiologica del blog.

Buona lettura.

8 Commenti

  1. Angela Patrizia Garribba

    Semplice e fortemente didattica. Perfetti anche la iconografia ed i suggerimenti tecnici. Grazie a te.

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    • Silvia Magnaldi

      grazie, Patrizia.

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  2. Angela Patrizia Garribba

    Dicci qualcosa sul referto strutturato. Grqzie

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    • Silvia Magnaldi

      Un referto strutturato in caso di endometriosi non può prescindere dal raccordo anamnestico (per evitare ripetizioni rimando ad un precedente articolo di questo blog sul referto radiologico), che può essere ricostruito e sintetizzato usando la scheda inclusa in questa presentazione e che guida anche la conduzione tecnica dell’esame (gel sì/no, dove).
      L’ordine da seguire nel referto è stato descritto alla fine di un altro precedente capitolo.
      Le lesioni di tipo endometriosico andrebbero descritte valutando in ordine ciascun organo/struttura, seguendo un criterio anatomico compartimentale.
      Nelle conclusioni (tenuto conto che i casi positivi sono nel 90% dei casi rappresentati da forme infiltranti o DIE) andrebbe precisato se la forma è mono o pluricompartimentale.

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  3. Massimo Pregarz

    Brava Silvia, ottimo “rappel” ricco di spunti sui quali lavorare (dalla anamnesi al referto).
    Traspare grande conoscenza e competenza della materia, concordo sugli esami condotti in centri di riferimento.
    Non sono esami da affrontare dopo la lettura di due articoli e tre referti, è necessaria l’umiltà, il desiderio di conoscere, il confronto con il Clinico e il Chirurgo, il tutto nel rispetto della Paziente e della propria professionalità. Così facendo si potranno ottenere grandi soddisfazioni nel proprio lavoro.
    Buona continuazione a tutti!

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    • Silvia Magnaldi

      Grazie per il commento, che mi dà l’occasione di ribadire che credo fermamente nella trasmissione pluridirezionale dell’esperienza professionale.

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  4. Davide Turilli

    Grazie Silvia per aver condiviso la tua grande esperienza sull’argomento, un eccellente ripasso per chi ha avuto il piacere di seguire questa relazione dal vivo.

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    • Silvia Magnaldi

      Grazie, Davide.

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