Silvia Magnaldi - Specialista in Radiologia - Blog di Medicina, Attualità e Sport

Caterina è una mia giovane amica che vive in Francia. In età infantile le è stata diagnosticata una rara malattia congenita, l’osteogenesi imperfetta, caratterizzata da un’abnorme fragilità ossea. Questa condizione l’ha costretta a frequentare spesso ambienti medici e a subire vari interventi chirurgici, ma non le ha impedito di condurre una vita piuttosto movimentata.
Caterina parla correttamente tre lingue (italiano, francese ed inglese), è una bravissima fotografa ed ha viaggiato molto, fino a stabilirsi in Francia, dove si è diplomata in psicologia sociale e del lavoro e più recentemente in management strategico per le amministrazioni e le imprese. Contemporaneamente ha lavorato in vari settori, prevalentemente ad orientamento artistico e sociale (moda, fotografia, progetti audiovisivi per le carceri, ecc.).
Tra i molti interessi di Caterina c’è anche la sofrologia, cioè (come riporta l’enciclopedia Treccani, la parola finora mi era sconosciuta) lo studio delle modificazioni della coscienza (rilassamento, autoconcentrazione, suggestione) indotte da tecniche diverse a scopo clinico o di ricerca sperimentale.
L’ultima sperimentazione di questa giovane donna vulcanica è il ballo, esperienza che le ho chiesto di raccontarmi.

“La mia situazione fisica, come sai, è complessa, ma non mi impedisce di vivere normalmente, se sto attenta alla gestione delle mie risorse e a svolgere costantemente attività motorie.
La mia giornata tipo è simile a quella di chiunque altro, a condizione che almeno sei ore alla settimana siano riservate a nuoto (ho fatto parte per qualche anno di un club e partecipato a gare nazionali), ginnastica e yoga, indispensabili per tenermi in forma e salvaguardare la mia libertà. É un vero lavoro, che prende tempo ed energia, ma che mi permette di lavorare normalmente, guidare, viaggiare, socializzare e sviluppare altri progetti, soprattutto di tipo artistico.
Le attività creative, in particolar modo la fotografia, il cinema e la musica, sono sempre state al centro dei miei interessi. Di abitudine partecipo a festival musicali (numerosi nelle regioni francesi in cui ho vissuto), come supporto all’organizzazione, reporter per giornali online (ad esempio per un giornale di Rennes) o in veste di semplice spettatrice.

Una sera ho assistito per caso ad uno spettacolo e scoperto un nuovo mondo, la danza, ma soprattutto un nuovo modo di interpretarla. All’epoca vivevo a Rennes ed il coreografo, originario di Nantes, era un ex-ballerino dell’Opera di Parigi che prestissimo nella sua carriera non si è accontentato della ricerca di un corpo o di una tecnica perfetti, ma si è avventurato in una esplorazione di espressioni corporee che ho percepito profondamente diversa dalle altre, perché più umana ed universale. Loic Touzé si é formato alla nouvelle danse française, una corrente nata negli anni ‘70 tra l’Europa e gli Stati Uniti con la volontà di staccarsi dagli stereotipi della danza contemporanea e classica ed alla ricerca di una riflessione più ampia su movimento e performance e di nuove costruzioni coreografiche. Con la scoperta delle creazioni di Loic Touzé ho capito che esistono nuove forme di danza che integrano corpo, voce e recitazione e soprattutto che avrei potuto ballare anch’io! Quanto è potente il concetto di un’arte non basata soltanto dei canoni estetici, ma spazio di cose che si possano sentire, trasformare e sublimare! Il seme era gettato.

L’estate scorsa mi sono trasferita a Niort, piccolissima città del sud-ovest della Francia, per un’esperienza professionale in campo assicurativo. All’inizio é stato uno shock, sia per la magrissima offerta culturale e di divertimento del posto, sia per il mondo lavorativo molto lontano delle mie precedenti esperienze professionali. Eppure, come in tutte esperienze anche poco interessanti al primo impatto, se si lasciano da parte i pregiudizi e ci si lascia vivere, si trovano sempre dei lati positivi.

Tra le varie nuove conoscenze ed amicizie che ho potuto creare, sono andata a bussare alla porta di Samantha. Sono capitata per puro caso sul suo Instagram a fine anno e visto che aveva una scuola di Street Dance al centro di Niort. Mi sono segnata i dati dell’agenda, nel caso un giorno avessi avuto voglia di fare il passo.

Nel mentre sono tornata in Italia a Natale e come auto-regalo mi sono pagata uno stage di danza a Los Angeles con l’unico corpo di ballo al mondo di ragazze in sedia a rotelle, The Rolettes. É un evento di una settimana che si svolge d’estate a Los Angeles ed é l’occasione di vedere le loro coreografie, conosciute e richieste in gran parte del mondo e note anche in Italia, dove The Rolettes si sono esibite nel 2019.

Tornata a Niort a gennaio, mi sono detta che era venuto il momento di fare una prova di ballo con Samantha. Abbiamo scambiato alcuni messaggi, le ho mostrato le coreografie delle ragazze americane ed ha accettato di creare una coreografia a due.

Abbiamo stabilito di incontrarci nel tardo pomeriggio di ogni lunedì e il primo giorno é stato veramente il più difficile: non riuscivo né a seguirla né a sentirmi a mio agio. La danza urbana che pratica Samantha é energica e dai movimenti molto decisi. Ero determinata a continuare l’esperienza, ma continuavo a domandarmi se sarei riuscita ad adattarmi a quel tipo di movimenti, a fare qualcosa di bello da vedere e soprattutto se mi sarei piaciuta. Fin dall’inizio, poi, Samantha mi ha chiesto di filmare le nostre sessioni per poi diffondere i filmati sulle pagine social della scuola. Voleva dire espormi sia verso me stessa sia agli altri in un’attività che non avevo mai fatto e che era una sfida per una persona come me, in carrozzina e con un corpo diverso che riduce le possibilità di movimento.

Alla fine, come in tante cose nella vita, se si lavora, i risultati si ottengono. Ho ripetuto ogni giorno per almeno mezz’ora la lezione vista il lunedì. Le capacità della mente e del corpo sono molto più grandi di quelle che pensiamo: in breve siamo riuscite a eseguire la coreografia intera, quasi perfetta.

Siamo arrivate al giorno della registrazione del video. Dopo un iniziale momento d’ansia, prima di vedere il risultato della prima ripresa, è stato tutto stranamente molto naturale e anche la paura di non piacermi è svanita. Il video é stato pubblicato un paio di giorni dopo.

La danza mi ha affascinato: tra la musica ed i movimenti è un’attività fisica creativa ed espressiva che ho sempre sognato di fare e che mi limitavo a guardare (tranne che nelle serate in discoteca, ma questa é un’altra storia…). Rispetto al nuoto, poi, mi ha richiesto un vero sforzo di concentrazione fisica e mentale: ogni volta è un momento unico, in cui per un’ora non devi e non puoi pensare a nient’altro. Non si pensa né al prima né al dopo, solo al presente. Ho anche avuto la fortuna di lavorare con una persona molto rigorosa ma che ha anche saputo considerare le mie proposte. Conoscerci é stato un percorso che mi ha arricchito più del risultato in sé! Sono molto soddisfatta di questa nuova sfida che mi ha fatto conoscere una nuova disciplina, nuove persone ed ha fatto emergere delle capacità che non sapevo di avere.

Ho avuto sempre la ferma convinzione che la creatività sia un diritto fondamentale proprio per la sua capacità di metterci in situazioni nuove, interpretare ruoli diversi, conoscerci e trasformarci.

Con la situazione attuale della pandemia, penso che dovremo trovare nuove soluzioni per poter continuare a lavorare per l’accesso alla cultura ed alle pratiche artistiche che ci aprono spiragli e visioni nuove sul mondo e sui noi stessi.”

GRAZIE, CATERINA!

4 Commenti

  1. Lele

    Si può anche vedere qualcosa?
    😘

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  2. Paola

    Commovente e molto incoraggiante e di sprone per tutti, disabili e non

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    • Silvia Magnaldi

      Grazie, ma il merito va tutto a Caterina

      Rispondi

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